Lorena Ulpiani nasce a Montefiore dell’Aso (AP) il 9 agosto 1959. Vive a Cupramarittima fino a 18 anni, poi si trasferisce a Padova dove risiede tutt’ora.

Il suo è un astratto geometrico nel quale colpiscono i continui cambi prospettici, il gioco di spazi, il colore e la raffinatezza. La tecnica preferita è il colore ad olio, su tela o su legno pieno.

“Geometrie di luce” è la sua prima mostra personale nelle Marche, alla quale seguiranno nel 2015 quelle di Ancona, Numana e San Benedetto del Tronto. Nell’estate del 2012 quattro sue opere erano state esposte al Museo del Balì (Fano), per la mostra “Arte e scienza nella luce”.

Studia lettere con indirizzo artistico laureandosi all’Università di Verona. Giornalista professionista lavora come cronista per oltre 20 anni. Al mercato dell’arte arriva, in modo quasi casuale, nel 2011 con una personale a Cortina d’Ampezzo (Bl) dal titolo “Shanti”: 35 opere, olio su tela esposte per un mese allo storico Miramonti Majestic Grand Hotel, nella sala del Caminetto che nel 1962 ha ospitato le riprese del celebre film “The Pink Panther” (La Pantera Rosa) di Blake Edwards, con Peter Sellers nei panni del mitico ispettore.

“La pittura per me – spiega – è sempre stata un dialogo con me stessa. Quella per l’arte è una passione coltivata in famiglia. Ho sempre dipinto, sono cresciuta tra le opere di mia madre: ma non avevo mai pensato di esporre, fino al contatto occasionale con il mondo della critica”.

 L’interesse riscontrato già dalla prima mostra, in tre anni l’ha portata ad esporre da Roma a New York, Londra, Parigi, Vienna. Nel 2012 entra nella piattaforma del Metaformismo, della critica Giulia Sillato, e nel 2013 esordisce nel Catalogo d’arte moderna edito da Mondadori (Cam) con recensione e quotazioni delle opere. Suoi quadri sono parte di collezioni sia private, sia pubbliche.

 Sospesa nell’agosto scorso l’attività con il quotidiano locale del quale era redattrice a Belluno, ha ripreso gli studi d’arte con corsi di affresco e di mosaico, decisa a fare della pittura anche un percorso professionale.

 

“Nell’arte pittorica l’artista riversa tutto il suo universo fantastico. La tela è il piano virtuale dove proiettare fantasmagorìe geometriche, che suggeriscono anfratte spazialità e prospettiche sorprese, tagliate da nascoste angolature: esse appaiono giustapposte dalla forza coagulante e suasiva del colore.Movimenti irregolari, acentrici, spezzati da contrappunzioni cromatiche, intessono le linee di un’architettura che sembra scaturita da un abile gioco di prestigio e che esibisce numerosi momenti di armonia in più isole separate e diverse di questo mosaico fortemente cromico, dominato dall’ansia di nuovi percorsi creativi attraverso focali sghembe e disarmonie apparenti. Il sostrato letterario che plasma la sua formazione avvalora la storica ipotesi di complotto artistico tra scienze esatte e poesia e su questa formula interattiva, che imbriglia emozione e razionalità insieme, l’artista incentra tutta la sua poetica, rivolta a cogliere i magici attimi di congiunzione tra opposte polarità”

(Giulia Sillato, storica e critica d’arte, autrice del Metaformismo – testo tratto da Catalogo d’arte moderna – Mondadori).

 

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